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La sigla W450 identifica la prima serie della Smart Fortwo, un'autovettura superutilitaria prodotta dal 1998 al 2007dalla Smart (acronimo di "Swatch Mercedes ART"), una joint-venture capeggiata dal gruppo Swatch e che ha visto la partecipazione della Daimler-Benz (poi evolutasi nella DaimlerChrysler). Inizialmente il nome Smart identificava il modello, mentre il marchio era MCC, acronimo di Micro Compact Car: a partire dal 2002, Smart sarebbe divenuto un marchio vero e proprio, mentre il nome del modello sarebbe stato City Coupé (o City Cabrio, a seconda della tipologia di tetto); infine, a partire dal 2004, le è stato cambiato il nome in Fortwo, questo quando è stata ampliata la gamma della Smart con la Forfour.

Per la sua filosofia progettuale è facile considerarla l'evoluzione del concetto di microcar, introdotto dalla Isetta neglianni cinquanta.

 

2 Storia e Profilo

L'idea di una vettura estremamente compatta, dai consumi ridottissimi, in grado di muoversi agevolmente anche nelle città più congestionate nacque all'alba degli anni novanta, ma non dalla mente di qualche personaggio di spicco del mondo automobilistico di allora, bensì da Nicolas Hayek, l'eccentrico patron di un affermato marchio di orologi, laSwatch. Già nell'estate del 1991, egli dichiarò alla stampa l'intenzione di produrre una piccolissima vetturetta la cui produzione sarebbe avvenuta solo dopo il 1995. I primi rendering della stampa specializzata si ebbero già nel 1992: sebbene le linee ipotizzate fossero ancora piuttosto fumettistiche, l'impostazione generale era già vicina a quella definitiva. In realtà la fase di sviluppo era ancora in alto mare e pareva inevitabile l'appoggio di una Casa automobilistica per realizzare le parti meccaniche, il motore e gli organi della trasmissione. Ma ancora non si avevano le idee chiare su quale poteva essere il marchio sostenitore del progetto Swatch: in un primo tempo venne contattata la Volkswagen, ma le trattative per una collaborazione non andaron a buon fine. Solo poco più di un anno dopo spuntò fuori il nome della Mercedes-Benz, una Casa tradizionalmente dedita alla produzione di vetture di fascia alta, ma che già dal gennaio 1993 stava iniziando a pensare di colonizzare nuove fette di mercato, tanto che di lì a pochi mesi avrebbe già svelato al pubblico una concept denominata Eco Speedster e recante ancora il marchio Mercedes-Benz, la quale prefigurava abbastanza da vicino la vettura definitiva, almeno nell'impostazione generale. Più mistero, invece, per quanto riguardava l'unità motrice, anche se inizialmente pareva proprio che la vettura avrebbe montato un motore elettrico o al più di tipo ibrido. La Swatch, dal canto suo, aveva già teorizzato quella che avrebbe dovuto essere la personalità della nuova vettura, una personalità giovanile ed originale. Così, quando il 4 marzo 1994, fu annunciata ufficialmente la nascita della joint-venture tra Mercedes-Benz e Swatch, la Casa di Stoccarda si trovò di fronte ad un dubbio: quello relativo al marchio con cui commercializzare la vettura. Sicuramente non poteva essere quello della Mercedes-Benz, poiché l'attribuzione di un simile marchio ad una vettura superutilitaria avrebbe finito con il pesare negativamente sia sul marchio stesso che sulla nuova microcar. Perciò, nel mese di aprile del 1994, Mercedes-Benz e Swatch fondarono la Micro Compact Car (o MCC), con sede legale a Biel, in Svizzera. Anche per la produzione occorreva un impianto completamente nuovo: alla fine dello stesso anno venne trovato un terreno adatto presso la località di Hambach, una città francese al confine con la Germania. Durante il 1995 il progetto relativo alla nuova vetturetta cominciò a prendere più corpo ed alla fine dell'estate venne realizzata una nuova concept car, anch'essa denominata Eco Speedster. E qui vennero dichiarate le prime indiscrezioni in programma in quel momento, e che poi alla fine non avrebbero trovato un reale riscontro. Si diceva per esempio che la nuova Swatch-car avrebbe montato quattro motori elettrici (uno per ruota) alimentati da un pacco di batterie AEG posizionato centralmente, più o meno all'altezza dei sedili. Altre idee avrebbero trovato invece un'effettiva conferma anche al momento del lancio o comunque poco tempo dopo: per esempio venne annunciato che in un secondo momento, alla versione con carrozzeria chiusa sarebbe stata affiancata anche una versione cabriolet con roll-bar; inoltre venne dichiarato che i vivaci interni colorati della concept Eco-Speedster sarebbero stati riproposti anche sulla vettura di serie. Alla fine del 1995 cominciarono i lavori per l'erezione dello stabilimento di Hambach. Fu in quel periodo che nacque anche il nomeSmart per la nuova vettura.

 

La Eco Speedster del 1993 (dietro) e quella del 1995 (in primo piano)

Nel frattempo, si impose che i criteri di costruzione sia della vettura che del suo stesso impianto di produzione, dovevano rispettare le sempre più crescenti esigenze relative al rispetto per l'ambiente. Ed ecco allora che si decise di utilizzare, per svariate componenti della carrozzeria e degli interni, dei materiali sintetici che risultassero riciclabili una volta concluso il ciclo vitale della vettura. Ed ancora, per quanto riguarda la scocca, si decise di verniciarla utilizzando la tecnica della verniciatura a polvere, in modo da eliminare l'utilizzo di solventi, dannosi per l'ambiente. Insomma, la futura Smart fu sviluppata tenendo in considerazione il fattore dell'eco-compatibilità, e cercando addirittura di inculcarlo nella mente della potenziale clientela fin da prima ancora che la produzione venisse avviata. Tutto questo certamente a scopo educativo, ma soprattutto per assicurarsi fin dall'inizio un'ottima reputazione che giocasse un ruolo pubblicitario di prim'ordine. Tra la fine del 1995 e l'inizio del 1996, però, la Daimler-Benz prese in mano quasi di prepotenza il progetto, scartando le proposte sui motori di tipo ibrido o elettrico ed imponendo che il "cuore" della vettura fosse un motore a scoppio progettato ex-novo dalla Mercedes-Benz e che ben si adattasse al genere della vettura. Fu così che il progetto, fino a quel momento noto semplicemente come Swatch-Car, assunse la sigla W450, secondo il criterio di codifica dei progetti proprio della Daimler-Benz.

Alla fine di quello stesso 1996, trapelarono le prime indiscrezioni sul propulsore utilizzato, che all'inizio doveva essere un tricilindrico a benzina da circa 0.7 litri (alla fine risulterà essere da 0.6 litri), dotato di sovralimentazione medianteturbocompressore, mentre pochi mesi dopo apparvero le prime foto della vettura definitiva, o meglio, di alcuni esemplari di preserie. Poco più in là venne resa nota un'altra particolare caratteristica della vettura, o per meglio dire, della sua innovativa modalità di commercializzazione, consistente in particolari centri chiamati appunto Smart Center, ossia delle torri in vetro al cui interno si trovano alcuni esemplari di Smart disposte su piani sovrapposti.

 

3 Il debutto

La presentazione ufficiale avvenne al Salone dell'automobile di Francoforte del 1997, ma la produzione non fu avviata che ben dieci mesi dopo. Questo perché alla Daimler-Benz si volle rivedere completamente la vettura, in maniera tale da scovare eventuali difetti ed imprecisioni. In effetti, all'inizio del 1998 vi fu un grosso imprevisto: durante alcuni test condotti per valutare la stabilità della vettura, si verificarono dei casi di scompensi su strada, analoghi a quelli riscontrati qualche mese prima con la Classe A. Proprio mentre quest'ultima stava ricevendo gli aggiornamenti necessari per renderla più sicura, anche la Smart si mostrò ostile al cosiddetto "test dell'alce", un evento che provocò imbarazzo tra i vertici di Mercedes-Benz ed MCC. Per ovviare a tale inconveniente, vennero apportate delle modifiche alle sospensioni, sia anteriori che posteriori, ed inoltre vennero allargate le carreggiate posteriori (utilizzando anche pneumatici maggiorati) e ridotte quelle anteriori. Il nuovo schema di sospensioni venne chiamato TRUST dalla MCC. Per l'occasione vennero anche migliorate le finiture interne. Così revisionata, la Smart fu pronta al lancio vero e proprio, che avvenne nel luglio 1998.

Inizialmente il termine Smart indicava il modello, mentre il nome della marca era MCC, e come MCC Smart fu di fatto indicata anche dalla stampa specializzata.

Design ed interni

 

Vista laterale di una Smart

Caratterizzata dall'inconfondibile sagoma ad uovo del corpo vettura, la Smart è stata indicata proprio per questo aspetto come l'erede spirituale dell'Isetta, la quale però venne prodotta dalla storica rivale della Mercedes-Benz, vale a dire la BMW (oltre che dall'italiana Iso, dalla quale ebbe inizio la suggestiva parabola della microvettura). Rispetto alla nota vettura degli anni cinquanta, però, la Smart è ovviamente molto più moderna sotto tutti i punti di vista. Il suo frontale è dominato dai gruppi ottici di forma ovoidale e dalla piccola calandra a forma di mezzaluna allungata. L'ampio parabrezza garantisce un'ottima visibilità ed è incorniciato da due montanti piuttosto massicci, la cui inclinazione prosegue in avanti costituendo un tutt'uno con la linea della porzione di muso che ospita i due gruppi ottici. La vista laterale è forse quella più suggestiva, poiché saltano all'occhio i passaruota allargati, sia anteriori che posteriori, ma soprattutto salta all'occhio la scocca tridion a vista, e verniciata a polvere nei colori nero o grigio (quest'ultimo colore è optional). Dove la scocca non emerge alla luce, vi sono dei pannelli in materiale sintetico e verniciati in altro colore. Ma volendo, possono essere rimossi e sostituiti con altri di colore diverso. Altro particolare degno di menzione è quello relativo alle portiere, che in una vettura di dimensioni più consuete sarebbero del tutto normali, ma che nella Smart appaiono enormi rispetto al resto del corpo vettura, lungo appena 2.50 metri. La coda, dall'andamento nettamente verticale, è caratterizzata dai gruppi ottici a sviluppo verticale e composti ognuno da tre elementi circolari.

L'abitacolo della Smart era quello che maggiormente comunicava la filosofia della vettura ed il suo target commerciale: erano chiaramente visibili i giovanili ed allegri rivestimenti in tinte vivaci, sia per la plancia che per i sedili. I due sedili potevano essere regolabili longitudinalmente per aumentare la capacità del bagagliaio, il quale raggiungeva un massimo di 479 litri di cubatura totale. L'abitabilità era notevole in rapporto alle dimensioni della vettura, grazie anche allo sviluppo in altezza del corpo vettura. La sensazione di luminosità, data dalle notevoli superfici vetrate, aumentava nelle versioni Pulse e Passion, che montavano anche un tetto in cristallo. La dotazione non era il massimo, specie se si considera il prezzo, che all'epoca nel mercato italiano era mediamente intorno ai 20 milioni di vecchie lire. Basti pensare che il servosterzo, il contagiri e l'orologio erano optional, così come l'autoradio a cassette.
Gli allestimenti erano tre: Pure era l'allestimento base; la versione Pulse possiede in più cerchi in lega con pneumatici posteriori maggiorati, tetto in cristallo e paddles per cambiare le marce tramite i comandi al volante. La versionePassion è la versione più elegante e possiede in più rispetto alla "pure" cerchi in lega da 15 pollici, tetto in cristallo e funzione automatica del cambio.

Struttura, meccanica e motori

 

La scocca Tridion di una Smart

La Smart propone svariate particolarità anche sul piano tecnico, a cominciare dalla scocca (o cella) Tridion in acciaio, molto rigida e resistente, che fornisce una valida protezione in caso di ribaltamento e che ha ottenuto buoni risultati durante i crash test.

L'architettura è decisamente fuori dagli schemi per una vettura di segmento A di concezione moderna: si tratta infatti di una "tutto dietro", ossia con motore posteriore e trazione posteriore. Proprio il propulsore costituisce un capolavoro di ingegneria, a dispetto delle dimensioni e della fascia di mercato cui era rivolta la vettura destinata a montarlo. Il tricilindrico M160 è completamente in lega leggera e viene assemblato direttamente negli stabilimenti Mercedes-Benz per poi essere trasferito ad Hambach per il montaggio finale nella scocca. Tale motore, della cilindratadi 599 cm³, è sovralimentato mediante un turbocompressore con intercooler ed overboost. Due i livelli di potenzamassima, a seconda della pressione di sovralimentazione: 45 CV e 55 CV, entrambi a 5250 giri/min.

Un piccolo gioiello è anche il cambio denominato Softip, un sequenziale a 6 marce dagli ingombri molto contenuti e che funziona grazie all'accoppiamento di tre rapporti che vanno ad innestarsi su uno dei due finali presenti, un tecnica simile a quella della marce ridotte per i fuoristrada. È sufficiente una leggera pressione sul pulsante posto sulla leva del cambio per passare dalla modalità "softip" (sequenziale) a quella "softouch" (completamente automatica con funzione kick down per i sorpassi).

Anche per quanto riguarda le sospensioni, vengono proposte delle soluzioni particolari, a cominciare dall'avantreno che coniuga la tradizionale geometria MacPherson con la presenza di una balestra trasversale in vetroresina; il retrotreno è a ruote interconnesse con ponte semitorcente ad "omega" e molle elicoidali. Sui due assi sono presentiammortizzatori a gas. L'impianto frenante è di tipo misto, con dischi da 280 mm all'avantreno e tamburi da 200 mm al retrotreno. Tale impianto è inoltre fornito di ABS. Completano il quadro lo sterzo a cremagliera ed i cerchi in acciaio da 15 pollici con canale maggiorato al retrotreno (5.5 pollici anziché 3.5).

 

4 EVOLUZIONE

Pochi mesi dopo il lancio della Smart, la Swatch si staccò dalla joint-venture con Mercedes-Benz: le ipotesi più accreditate parlano del disappunto di Nicolas Hayek nel vedere il risultato della collaborazione con la Casa tedesca. Il gruppo motopropulsore era di tipo troppo convenzionale rispetto alle unità ibride ed elettriche caldeggiate dal patron svizzero fin dai primi mesi dell'ideazione della vettura, e già questo fatto fece irritare Hayek; inoltre il prezzo fissato era troppo elevato rispetto a quelle che erano le intenzioni del presidente della Swatch. Altre voci sostenevano che lo sviluppo della Smart aveva richiesto degli esborsi di denaro tali da scoraggiare la Swatch, che alla fine si sarebbe tirata fuori dall'impresa. In ogni caso, qualunque sia stata la ragione, il sodalizio tra Swatch e Mercedes-Benz terminò ufficialmente nel gennaio del 1999.

Tra la fine del 1999 e l'inizio del 2000 si ebbe l'arrivo della Smart CDI, ossia la versione a gasolio, spinta da un tricilindrico turbodiesel common rail da 799 cm³ in grado di erogare 40 CV di potenza massima. Le sue doti di economia divennero uno dei punti di riferimento nel segmento delle supercittadine e portarono gradualmente a buoni livelli le vendite della Smart, nonché la sua popolarità: anche dopo che la gamma si sarebbe ampliata con l'arrivo dellaForfour e della Roadster, quando si parlava di Smart (e quando se ne parla ancora oggigiorno), si intendeva unicamente la piccola due posti tedesca. Un altro motivo della sua popolarità stava nella possibilità che la vettura aveva di poter parcheggiare anche perpendicolarmente al marciapiede: non è infrequente trovare nelle vie cittadine una Smart parcheggiata in questo modo. Tra i difetti riscontrati nelle Fortwo di prima generazione vanno senz'altro menzionati lo scarso comfort su fondo irregolare, la scarsa insonorizzazione ed il cambio non sempre veloce nei passaggi da un rapporto all'altro. In ogni caso, le vendite non si rivelarono sufficienti ad ammortizzare gli enormi costi di progettazione e realizzazione: per questo motivo, pur divenendo in breve tempo un modello di culto, la prima generazione della Fortwo ha rischiato seriamente il flop commerciale anche se le vendite non si erano rivelate scarse.

Nel 2000 la gamma si ampliò notevolmente con l'arrivo della Smart Cabrio, versione a cielo aperto della normaleSmart "chiusa". Contemporaneamente, e per motivi apparentemente inspiegabili, la vivace gamma colori venne ristretta a tinte più sobrie, mentre l'avantreno a balestra trasversale venne eliminato, sempre a favore di uno schema MacPherson, ma più tradizionale. Dal 2001 l'allestimento Pure poteva essere ottenuto anche in abbinamento con il motore da 55 CV, mentre la sola versione Pulse passò da 54 a 61 CV.
 

Nel 2002, il marchio MCC scomparve, sostituito dalla nuova ragione sociale, Smart GmbH: come conseguenza, laMCC Smart, divenne Smart City Coupé (e City Cabrio per la versione chiusa). Tale evento fu l'occasione per il restyling di mezza età: esteticamente, le versioni City Coupé adottarono i fari dal disegno "ad 8" già presenti sulla Cabrio. In contemporanea la capacità del serbatoio passò da 22 a 33 litri, migliorando così le doti di autonomia della vetturetta. Purtroppo, però, nella seconda metà dello stesso anno, tornarono a verificarsi dei casi di instabilità su strada della Smart, in particolare su fondo stradale bagnato e/o dissestato, dove la Smart mostrava un comportamento sovrasterzante in rilascio, finendo in testacoda. Contemporaneamente a tutto ciò, venne introdotta anche la Smart Crossblade, una particolare Smart a tiratura limitata, priva di parabrezza, portiere e lunotto, ma assai costosa.

Fu così che nel 2003 la Casa intervenne apportando migliorie alle sospensioni, introducendo il dispositivo ESP e dando luogo al sistema TRUST-PLUS. Per l'occasione vi fu un altro aggiornamento tecnico, peraltro abbastanza corposo, e consistente nel passaggio del tricilindrico a benzina da 599 a 698 cm³, il che portò ad un lieve incremento di potenza per tutte le versioni: la versione Pure da 45 salì a 50 CV, mentre la Pure e la Passion passarono da 55 a 61 CV. Quanto alla Pulse, che 61 CV già li erogava, l'incremento fu sostanzialmente di coppia motrice.

Nel 2004 vi fu l'avvento della Forfour: perciò la piccola City Coupé cambiò finalmente nome in Fortwo, una denominazione che rimarrà invariata anche dopo che la piccola vettura tornerà ad essere l'unico modello in gamma.

Nel 2005, il mercato della piccola Fortwo subì una forte contrazione dovuta alla sua anzianità di progetto, nonostante la concorrenza non avesse ancora introdotto alcun modello paragonabile. Inoltre, i flop dei modelli Forfour eRoadster/Coupé misero in seria discussione la stessa esistenza del marchio Smart. Alla fine, però, il gruppo Daimler-Benz decise di mantenere in produzione solo la Fortwo, che in definitiva era stato il modello di maggior successo commerciale. Non solo, ma nel 2007 pensionò la prima generazione della piccola vettura in favore della seconda generazione, indicata con la sigla W451.

Una Smart Coupé dopo il restyling del 2002

 

 

 

5 Smart ForTwo CABRIO

 

Una Smart Cabrio prima serie

La versione cabriolet della Smart prima serie (sigla di progetto A450) è stata introdotta all'inizio del 2000 e venne subito indicata come la Smart che mancava alla gamma di allora, quando fino a quel momento esisteva solo la versione con carrozzeria chiusa (il cui codice esatto era C450). Per realizzare quella che di lì a poco sarebbe stata considerata come una delle cabriolet più particolari di sempre, i tecnici Mercedes-Benz dovettero riprogettare la scocca per adeguarla ai necessari requisiti di rigidezza torsionale per mantenere intatto il livello di sicurezza su strada ed evitare scompensi per esempio in curva. Ma nonostante ciò, l'aumento di peso è stato contenuto in appena 10 kg. Dal punto di vista meccanico, la vettura ricalcava quanto già visto sulle Smart "chiuse" di normale produzione. L'unica differenza stava nell'assenza della versione da 45 CV. Esternamente, le Smart Cabrio prodotte fino al 2002 si distinguevano dalle versioni chiuse, oltre che per l'assenza del tetto fisso, anche per i gruppi ottici anteriori dalla particolare forma "ad 8". Tale caratteristica sarebbe stata adottata dalla City Coupé a partire dal 2002. Inoltre una nervatura obliqua, assente sulla coupé, percorre la fiancata della Cabrio. La capote a tre strati della piccola cabriolet era caratterizzata dall'apertura in tre fasi: una prima fase consentiva l'arretramento della capote sopra la testa degli occupanti, una seconda fase faceva scendere la parte posteriore della capote ed una terza fase provvedeva alla rimozione dei montanti centrali. Quest'ultima è l'unica fase da svolgersi manualmente.

Gli allestimenti previsti per la Smart Cabrio prima serie erano due, denominati Cabrio & Pulse e Cabrio & Passion.

Durante la sua carriera, la Smart Cabrio ha conosciuto anche le stesse evoluzioni della coupé, compresi i cambi di denominazione da MCC Smart Cabrio a Smart City Cabrio (2002) e da quest'ultima a Smart Fortwo Cabrio (2004). Nonostante i 4 milioni di vecchie lire richiesti in più rispetto alla coupé, anche la Smart Cabrio raggiunse ben presto un buon successo di vendite. Anche per la A450, la produzione cessò nel 2007, in favore della nuova Fortwo Cabrio.

 

6 Smart ForTwo BRABUS

 

Una delle primissime Smart Brabus pre-2002

La Brabus, ormai da decenni legata alla Mercedes-Benz, della quale ha sempre proposto versioni ad alte prestazioni sulla base di modelli di normale produzione, si è avvicinata subito anche alla piccolissima del gruppo DaimlerChrysler, dapprima proponendo semplicemente dei kit estetici per la piccola due posti da città, ed in seguito fondando una vera e propria joint-venture tra lo stesso marchio Brabus e l'allora neonato marchio Smart, dando vita alla Smart-Brabus GmbH. La prima "creatura" nata da questa strana accoppiata di marchi vide la luce nel 2003 ed era caratterizzata da un telaio irrigidito e ribassato, e dal tricilindrico da 698 cm³ con potenza portata a 75 CV. Inizialmente la potenza era di 70 CV, ma quasi subito fu innalzata a 75 CV per conferire maggior brillantezza ala vettura.

Esternamente la prima Smart Brabus era riconoscibile per i cerchi in lega specifici da 17 pollici e per alcune componenti di carrozzeria ridisegnate, come per esempio gli scudi paraurti.

Nel 2005 la prima Smart Brabus è stata sostituita dalla Smart Brabus Edition 101, il cui numero identificava sia la potenza massima sprigionata dal suo piccolo tricilindrico sovralimentato, sia il numero massimo di esemplari in cui era prevista la tiratura. Tra le caratteristiche di questo modello particolare va menzionata senz'altro la cellula "tridion" verniciata in rosso Ferrari, il nuovo cambio automatico con levette al volante sviluppato direttamente da Brabus; fu la più costosa Smart di sempre. La velocità massima, in questo caso, era autolimitata a 160 km/h. Fu l'ultima Smart Brabus realizzata sulla base della prima serie.

 

7 Smart ForTwo CROSSBLADE

 

Una Smart Crossblade

La Crossblade è stata sicuramente la più incredibile tra le derivate della Smart Fortwo prima serie. La si riconosce a colpo d'occhio per la carrozzeria aperta e non richiudibile (come invece avviene nelle Smart Cabrio), per l'assenza di un vero parabrezza, di un vero lunotto e di due vere portiere (sostituite da due barre per garantire l'incolumità degli occupanti). Questa particolare versione era stata sviluppata da un'azienda esterna, la Bertrandt AG, e costruita dalla carrozzeria Binz di Lorch. Altri segni distintivi si potevano trovare nei cerchi specifici da 16 pollici e nei paraurti, anch'essi dal disegno "ad hoc". Quanto al motore della Crossblade, si trattava del tricilindro turbo da 598 cm³ con potenza massima portata a 70 CV.

La Crossblade è stata prodotta dal marzo 2002 al dicembre 2003 in 2000 esemplari, ognuno venduto al prezzo, non certo economico, di 24.000 Euro. Il primissimo esemplare della Crossblade fu acquistato dal cantante pop Robbie Williams, che in seguito l'ha rivenduta all'asta per un prezzo di 51.050 Euro, destinando gli introiti alla sua fondazione chiamata Give It Sum.

 

Il 2002 è un'altro anno importante per l'evoluzione dei model

La City-Coupè che dal 1998 non aveva ricevuto sostanziali cambiamenti, viene rinnovata nell'estetica e negli equipaggiamenti. La fanaleria anteriore riceve gli stessi proiettori elissoidali della versione Cabrio e tra le motorizzazioni spunta il motore benzina portato a 45 KW (61 CV) prerogativa esclusiva della versione Pulse. Migliore cura nella realizzazione degli interni e particolari pregevoli come volante e pomello del cambio rivestiti in pelle, di serie sulla versione Passion. Nel mese di Luglio di quest'anno, dopo l'apparizione al salone di Ginevra 2001 come concept-car, viene finalmente commercializzata la Smart Crossblade, ulteriore variante della piccola MCC. Basata sulla linea della versione Cabrio, la Crossblade è stata dotata di pannelli appositamente progettati e ridisegnati. Gli sportelli sono stati eliminati e sostituiti da due barre in acciaio con apertura verticale. Anche la stessa Tridion è stata modificata e resa più rigida per sopperire alla mancanza di lamiera delle versioni "convenzionali". Le plastiche ed i pannelli esterni, ridotti al minimo faticano a contenere i nuovi cerchi in lega a tre razze con pneumatici da 16" mentre il frontale vede l'inserimento di un piccolo parabrezza alto pochi centimetri che ne caratterizza sportivamente la vettura, facendo assomigliare la Crossblade ad una piccola "Barchetta". Gli interni, apparentemente simili alle vetture tradizionali, sono stati studiati per sopportare gli agenti atmosferici visto la totale mancanza di una ben che minima copertura. I sedili sono  ricoperti di tessuto impermeabile e il pavimento della vettura è dotato di apposite fessure per far scolare l'acqua che eventualmente potrebbe accumularsi dopo un temporale. La plancia ricalca il disegno originale della City-Coupè con la radio e l'impianto di riscaldamento mentre sono assenti orologio e contagiri perchè i tecnici non sono riusciti a rendere interamente impermeabili questi due accessori. La Crossblade adotta un'ulteriore potenziamento del motore turbo benzina Suprex che in questa configurazione raggiunge i 74 CV a 5470 giri/min. e una coppia massima di 108 Nm a 2200-3500 giri/min. Come per le altre Smart la velocità massima rimane di 135 Km/h autolimitata. Se ve ne siete innamorati, sappiate che questa simpatica vettura verrà prodotta in una serie limitata di 2000 esemplari in 2 anni ad un prezzo di circa 25.000 Euro.

 

9 Smart ForTwo ELETRIC DRIVE

 

Una Smart ED utilizzata dalla polizia di Londra

La prima generazione della Fortwo è stata anche oggetto di studi allo scopo di ricavarne una versione a propulsione elettrica. In realtà, la Fortwo elettrica di prima generazione non è stata opera della DaimlerChrysler, ma di un'azienda esterna, la Zytek, nota soprattutto per il suo contributo nel campo delle competizioni automobilistiche, ma che di fatto ha anche una sua sezione riservata alla produzione di motori elettrici. Per quanto riguarda la piccola vettura, si tratta di fatto della prima Fortwo elettrica, ed è stata prodotta durante il 2007, nell'ultimissima fase della carriera della W450, quando già si era nel 2007 ed era prossima al debutto la seconda generazione della Fortwo. In via del tutto sperimentale, la prima Fortwo elettrica è stata proposta previo noleggio a clienti non privati nella sola città diLondra, ed in serie limitata a 100 esemplari, in modo da testare sia la vettura stessa che il gradimento dell'utente. Il canone mensile di noleggio era di 375 sterline al mese.

La Fortwo Electric Drive (o Fortwo ED) era spinta da un motore elettrico in grado di erogare fino a 41 CV, alimentato da batterie Zebra da 13.2 kilowattora ed in grado di spingere la Fortwo ad una velocità massima di 120 km/h, con un'autonomia massima di 110 km. La ricarica delle batterie avveniva in circa otto ore

 

Il 2003 è l'anno della svolta per la casa costruttrice tedesca.

A marzo viene presentata la Smart 2Nd Generation, primo importante restyling sull'auto. Se esteticamente differisce pochissimo dal modello 2002 (è riconoscibile dal logo della casa che appare come una ruota assieme ad una freccia sul cofano anteriore al posto del tradizionale adesivo) internamente sono state fatte molti cambiamenti.  Si sono migliorati gli aspetti su cui la Smart aveva le maggiori carenze. Le cilindrate dei motori sono aumentate da 599 cm3 a 698 cm3 con un incremento di 5 CV (37 KW) per la versione pure e di 6 CV (45 KW) per i modelli pulse e passion. Invariati i dati rispetto ai motori Cdi. Sotto il profilo del confort  la vettura è più morbida ed assorbe meglio le asperità del terreno. Per fare questo i tecnici  Smart sono intervenuti sulle sospensioni modificandone un po' la geometria ed alzandone la corsa disponibile. Il cambio ha subito una riprogrammazione per velocizzare le scalate ed è stato introdotto l'ESP, sistema elettronico che ha definitivamente risolto problemi di stabilità che affliggevano le vecchie smart in particolari situazioni di guida.

 

L'ampliamento della gamma Smart non finisce qua. Nel Maggio dello stesso anno vengono lanciati due nuovi modelli, la Roadster e la Roadster Coupè.
Entrambe le vetture, completamente differenti dalle Smart attuali, rappresentano la consacrazione del marchio come casa costruttrice multiprodotto. Non solo city car, ma da oggi anche auto sportive. Pur mantenendo la cellula tridion come elemento trainante del trend Smart, le nuove vetture sono concettualmente e dimensionalmente lontane dalle note MCC. Con dimensioni di 3 metri e 43 Centimetri di larghezza, 1, 61 di larghezza e 1,19 di altezza, fanno subito intuire la loro vocazione; lontana delle città e dai piccoli spazi. Non più un'auto prettamente razionale atta alla mobilità nei piccoli spazi, bensì un veicolo che ha come obbiettivo primario il piacere di guida. Le nuove auto, per completamente estranee dal concetto MCC, riprendono soluzioni stilistiche e tecnologiche che oramai fanno parte del marchio Smart.

 

Così, anche questa volta, la cellula tridion fa bella mostra di se come elemento stilistico e portante della vettura. ancora una volta la cellula di sicurezza svolge una doppia funzione come per le piccole City-coupè e viene proposta in ambedue le varianti di colore nero e  argento. La stessa carrozzeria viene realizzata in pannelli di resina termoplastica come la "piccolina" di famiglia e la parte meccanica condivide moltissimi elementi del già collaudato know-how della Smart. Al retrotreno, dove abbiamo la trazione, viene adottato un ponte de Dion. Il motore che equipaggia le nuove Roadster e Roadster-coupè è il collaudato tricilindrico turbo sistemato in posizione centrale. Due le potenze disponibili: 45 KW (61 CV) e 60 KW (82 CV) entrambe ottenute portando il propulsore Suprex a 698 cm3. I valori di per se non sembrano ecclatanti, ma bisogna tenere in considerazione la massa della vettura: 790 Kg. Questo vuol dire per la versione più potente ci sono 13,2 Kg/Kw (9,6 Kg/CV) calori certamente favorevoli per un'auto sportiva che dichiara 10,9 secondi nel passaggio da 0-100 e 175-180 Km/h di velocità massima. Anche per questi due nuovi modelli vengono impiegati i cambi Softip/Softouch già in uso sulla Smart, riprogrammati e nettamente migliorati in inserimento e scalata di marcia per velocizzare le operazioni e renderli consoni al tipo di vetture. Da segnalare per la Roadster la possibilità di impiegare due tipi di tetto differenti denominati "Softop" ed "Hardtop" che consentono la trasformazione della vettura in coupè o lasciarla in allestimento "Targa" con superfice in tela.
I prezzi partono da 15.501 Euro ffino ad un massimo di quasi 22.000 Euro optional esclusi. Di serie su tutte le vetture troviamo di doppio air-bag, ABS, controllo di stabilità e trazione. Si parla di oltre 25.000 Euro per la Forfour.Nella seconda metà del 2003 la Brabus, azienda nota al marchio Mercedes-Benz per le preparazioni estetiche e motoristiche delle sue vetture, annuncia la realizzazione di un numero limitato e molto particolare di Smart Roadste-Coupè. Si tratta in tutto di una decina di esemplari sotto forma di prototipi creati per festeggiare i 100 anni di sport automobilistico a Stoccarda. La particolarità di queste auto risiedono nella meccanica. Il motore è ora un 1600 cm3 a V di 60° ottenuto dall'unione di due motori di serie montati normalmente sulle vetture. Diventa quindi un 6 cilindri biturbo. Il tutto si traduce in una potenza di 160-170 CV che permettono alle vetture di raggiungere i 100 Km/h in 6 secondi.....bello, vero? Interessante è il fatto che per far posto al motore il serbatoio carburante si trova ora nel frontale dell'auto, annullando di fatto entrambi i bagagliai della vettura. Se le vetture entrassero veramente in produzione, il prezzo potrebbe aggirarsi intorno ai 40.000 Euro. 
Il marchio Smart e le sue vetture sono oramai affermate nel panorama mondiale dell'automobile. Il crescente fatturato, una gamma di prodotti e servizi in espansiaone, un solido gruppo come Daimler-Chrysler alle spalle, fanno si che la recente storia delle "auto in plastica" sia oramai una certezza nel panorama automobilistico mondiale. Lo dimostrano anche i piani di commercializzazione delle vetture che oltre all'Europa ora sono presenti anche in Australia, Giappone (con la Smart-K) e Stati Uniti. Consapevoli delle loro capacità, la Smart ha presentato in anteprima mondiale al salone dell'auto di Francoforte 2003 un nuovo modello destinato a cambiare le sorti del marchio: la ForFour. Si tratta della prima auto del gruppo ad essere progettata per ospitare 4 persone e che per dimensioni e motorizzazioni la colloca nell'affollato e agguerrito segmento B delle vetture.

 

Inizia il 2004 con molte novità. 

 

Nel Marzo 2004, dopo circa un anno dal lancio delle Roadster coupè-cabrio, la casa tedesca inserisce nella gamma una variante sportiva denominata Brabus. L'accordo di Smart assieme al preparatore tedesco, dopo i 10 esemplari prototipi dotati di motore V6, sono tornati a lavorare insieme producendo una versione esteticamente simile ma più civilizzata per l'uso stradale. Tolte via le stranezze del motore V6, al suo posto trova spazio il classico tricilindrico di 698 cc incrementato però di ben il 20% nella potenza massima rispetto alle Roadster tradizionali. Con 101 cv ed una coppia massima di 130 Nm compresa fra 2.500 e 4.500 giri/min) il nuovo modello abbassa ulteriormente il già favorevole rapporto peso potenza portandolo così da 9,6 a 8,3 Kg per cavallo. In questa configurazione la Roadster scatta da 0-100 km/h in meno di 10 secondi raggiungendo una velocità massima di 195 Km/h, prestazioni di tutto rispetto per questo piccolo motore. (foto roadbrabus) Esteticamente troviamo un kit aerodinamico vistoso che comprende spoiler anteriore e posteriore sul bagagliaio, gonnelline sottoporta e doppio terminale di scarico cromato al centro del paraurti posteriore. Completano il quadro estetico l'assetto ribassato ed i cerchi da 17 pollici 205/40 R17 all’anteriore e 225/35 R17 al posteriore. Due le tinte disponibili, in nero e "Silver speed" optional. Internamente gli interni in pelle ed alcuni comandi in alluminio completano il quadro di questa speciale versione sportiva firmata Brabus, in vendita a 24.950 Euro la Roadster e 26.500 la Roadster Coupè. 

 

Aprile 2004, presentazione ufficiale.

 

La sfida ora, non è più abbattere lo scetticismo della gente nei confronti di auto dotate di soli due posti, bensì convincere i potenziali acquirenti che da oggi le Smart saranno anche auto tradizionali nella concezione e nella realizzazione. Per fare questo la casa tedesca costruisce la nuova vettura in collaborazione con la Mitsubishi, partner del gruppo Daimler-Chrysler. Per la marca giapponese la nuova vettura, costruita su di un pianale comune rappresenta la nuova generazione della Colt. Sembra un accordo fruttuoso per entrambe le case ma a poco più di un mese dalla presentazione della Forfour la DaimlerChrysler dichiara di voler vendere la sua quota di Mitsubishi Motor. La linea della Nuova ForFour utilizza nuovamente la cellula Tridion come elemento estetico e distintivo della casa. All'interno sono ripresi elementi già visti sulle MCC come l'orologio e il contagiri separati dalla strumentazione e posizionati sulla plancia centrale. Anche il sistema audio, il navigatore satellitare e la climatizzazione vengono realizzati con la componentistica già presenti su alcuni modelli della Mercedes-Benz. Per i motori sono presenti tre unità a quattro cilindri benzina con cilindrate di 1.1, 1.3 e 1,5 cm3 (potenze da 75 a 109 CV) e due turbodiesel di 1.5 cm3 con potenze di 68 e 95 CV. Per il cambio si può scegliere tra un manuale a 5 marce od il Softip a 6 rapporti sequenziale ulteriormente migliorato al già discreto meccanismo impiegato per la Roadster.
In concomitamza con la presentazione del nuovo modello, la Smart decide di cambiare nome alle piccole city-coupè e cabrio che ora diventano For-Two. Il modello resta praticamente invariato rispetto alla 2nd generation.

 

Nel Novembre di quest'anno la piccola For-Two viene proposta in versione limitata e costosissima, chiamata "Ulimate" e proposta con lo stesso motore da 101 CV che equipaggiano le Roadster/Coupè già firmate dal preparatore tedesco. Anche i modelli saranno 101, in onore della potenza e proposti alla cifra imbarrazzante di 39.900 Euro, proposta nell'unica tinta "Racing Red" all'esterno monta il Kit aerodinamico completo Brabus già visto sulle altre versioni da 70 cv mentre all'interno troviamo rivestimenti dell'abitacolo in pelle nera ed alcantara con cuciture rosse splendidamente realizzati e la targhetta identificativa della numerazione limitata. Come detto il motore da 101 CV consenta alla piccola For-Two prestazioni prima impensabili ed autolimitate a 160 Km/h di velocità massima. Non c'è che dire, l'esclusività è assicurata ma....a peso d'oro!

 

Marzo 2005, nuovi modelli per Forfour.

In occasione del salone dell'auto di Ginevra, Smart lancia 2 nuove motorizzazioni per la quattro porte. La gamma di questo modello si arricchisce di un allestimento "entry-level" denominata "pure" mosso da un tricilindrico, 1.0 litri da 64 CV. L'equipaggiamento comprende ABS e 4 air-bag ad un prezzo di 10.745 Euro. Dotando l'auto di climatizzatore (versione "clima") il prezzo diventa 11.545 Euro. Anche l'allestimento pulse viene arricchito con il climatizzatore nella dotazione di serie, senza aumento di prezzo. Questa nuova politica di prezzi sembra quindi voler allargare la famiglia Forfour verso il basso, per permettere una più seria competizione con i costruttori europei. 
Di tutt'altro target invece gli allestimenti Brabus proposti per Forfour. All'interno del vano motore il famoso preparatore tedesco ha inserito un'unità di 1.500 cc con potenza di ben 177 CV. Prestazioni all'apice della categoria dunque, che strappano nel caso della berlina una velocità massima di 220 Km/h e il passaggio da 0-100 Km/h in  meno di 7 secondi (dati dichiarati dal costruttore). Interessante notare che lo spoiler montato sul tetto posteriormente garantisce un carico di circa 50 Kg al retrotreno. Stessa formula già collaudata con gli altri modelli Smart-Brabus, la linea esterna prevede un kit estetico completo di spoiler anteriore, gonnelle sottoporta, doppio tubo di scarico posteriore, assetto ribassato e cerchi il lega da 17" pollici.

 

Settembre 2005, nuovi colori e versioni .

Novità in casa Smart che continua a proporre versioni speciali della For-Two. Questa volta è il caso della "Purestyle" proposta nell'unica tinta nero lucido e disponibili nelle varianti coupè e cabrio con motorizzazione a benzina da 61CV (45 Kw) e diesel da 41 CV (30kW). Oltre allla già citata tinta in nero, si riconosce per i diversi gruppi ottici posteriori e per le frecce laterali bianche. Internamente l'equipaggiamento è completo di tutto, prelevando così l'allestimento tipico delle passion. Anche ForFour si getta su nuovi e brillanti colori denominati "Glitter". L'effetto sulla carrozzeria è appunto quello luccicante dei brillantini e sono proposte tre nuove tinte: “hot cherry”, la “sexy violet” e “hard blue”. Meccanicamente ed a livello di equipaggiamenti non vi è nessuna modifica di rilievo rispetto alla gamma attuale.

 

Ottobre 2005, "Smart technology forum".

Con questo nome i tecnici Smart hanno presentato alla stampa speccilizzata uno studio eseguito sulle piccole MCC volto a ridurre i già bassi consumi delle piccole microcar. 5 modelli a confronto "fortwo cdi hybrid", "fortwo mild hybrid", "fortwo ev", "fortwo cng", tutte insieme per verificare se vi è un ulteriore margine di risparmio rispetto alla versione CDI attualmente in commercio. La prima versione "fortwo cdi hybrid" è dotata di 2 motori che lavorano insieme, il classico diesel CDI ed un motore elettrico da 23 KW che può funzionare anche nelle fasi di decelerazione ricaricando la batteria situata sotto il sedile del guidatore. Il risparmio verso la versione a nafta è di 1 litro di diesel ogni 100 km. Con la "fortwo mild hybrid" si è invece puntato ad inserire un sistema combinato generatore-starter tramite una cinghia all'alternatore dell'auto. Il sistema funzione con il meccanismo dello "Start-Stop", ovvero l'auto in modo autonomo si spegne e si riavvia automaticamente ad ogni sosta. Tale sistema in combinazione permette un risparmio bel 13% rispetto alla tradizionale versione a sola alimentazione benzina. La terza vettura è chiamata "fortwo cng" e adotta l'alimentazione combinata benzina-metano. Con tre serbatoi totali, 12 litri per la benzina e 32 litri per il metano, la piccola MCC è una delle scelte più risparmiose ma il suo vero problema è l'autonomia limitata a 290 Km totali, riserva compresa. Per chi usa l'auto solo per gli spostamenti cittadini potrebbe esserere la soluzione ideale, mentre non lo sarebbe per chi percorre tratti superiori. Il vantaggio di un basso costo del metano e di un inquinamento bassissimo non sono comunque da sottovalutare. L'alternativa più radicale è infine la "fortwo ev" completamente elettrica. L'impatto ambientale è nullo ed il propulsore da 41 CV ha consumi risibili di 2 centesimi di Euro al chilometro! Infatti con 12 KWh si possono percorre 100 chilometri di strada...il rovescio della medaglia è però lo scarso raggio di azione che permette all'auto di percorrere solo 110 chilometri. In sole 4 ore però la vostra Smart sarà di nuovo carica per l' 80% della batteria stessa. Niente male.

 

Dicembre 2005, ecco il prototipo.

Dopo la presentazione ufficiale avvenuta a Francoforte in Settembre, anche in Italia per la prima volta si è potuto ammirare il prototipo che tanto interesse ha suscitato fra gli "Smartisti" di tutto il mondo. Stiamo parlando della "Smart Crosstown"  basata sul pianale della For-two e che nelle linee ricorda una piccola off-road. Dall'aspetto simpatico e moderno, l'auto è equipaggiata con grossi pneumatici dal battistrada accentuato tipico dei fuoristrada.   La cellula Tridion è sempre in evidenza per identificare la marca Smart ed anche i pannelli sono di plastica come tutta la gamma attuale. Le dimensioni sono ancora contenute con una lunghezza massima di 2680 mm ed un'altezza-larghezza identiche di  1580 mm. La cosa interessante è però l'alimentazione a propulsione ibrida, tema molto caro al marchio che ultimamente sta concentrando molti sforzi in questo settore. Come era successo nel caso dello "Smart technology forum" quest'auto raggruppa due concetti già sperimentati su for-two ovvero l'alimentazione benzina + motore elettrico ed il sistema dia autospegnimento "Start-Stop" già esposto precedentemente. Tutta questa tecnologia insieme per ridurre i consumi dell'auto che risultano del 14% inferiori rispetto al una For-two benzina nonostante la Crosstown pesi circa 80 Kg in più. Da parte mia la linea è molto originale e spero di vedere un futuro possibile di industrializzazione per quella che ero è considerata solo una concept-car.

 

Febbraio 2006, altre serie speciali Smart.

La casa tedesca delle piccole MCC continua a sfornare varianti nuove della For-Two in attesa del nuovo modello, completamente cambiato che dovrebbe uscire nel 2007, sostituendo l'attuale presente sul mercato dal 1998. E' la volta della versione speciale intitolata “grandstyle” con pannelli di colore verde o meglio “dark green metallic” e cellula Tridion argento. Internamente sfoggia raffinati interni in pelle beige per sedili e pannelli porta che contrastano con il nero della plancia. Anche Forfour si arricchisce di una serie limitata chiamata "Smart forfour DVD". Come si può intuire dal nome la vettura, prima assoluta nella sua categoria, viene fornita di un impianto DVD integrato nei poggiatesta posteriori chiamato "Drive-in System". E' composto da un lettore che permette l'inserimento verticale dei dischi nel poggiatesta anteriore destro mentre in entrambi i poggiatesta trovano spazio due monitor motorizzati (che possono scomparire girando) da 7" in formato 16:9. Compatibile con tutti gli standard video ed audio (MP3 compresi) è dotato di un sistema antivibrazione, di altoparlanti integrati, cuffie, telecomando ed ogni cosa che serve per essere usato senza disturbare gli altri occupanti.

 

Smart Dragon Edition - solo 700 esemplari !

Unicità e stile contraddistinguono la nuova “piccolina” prodotta da Mercedes e pensata esclusivamente per il mercato cinese.

Si tratta di Smart Dragon Edition, la nuova “for-two” realizzata in serie limitata in soli 700 esemplari.

Con il suo fascino, la nuova Smart Dragon Edition invoca il mistero orientale attraverso la figura del dragone applicata su base oro al fianco del portellone del guidatore. Il marchio Dragon Edition distingue questa edizione limitata della Smart anche grazie all’applicazione del numero di serie sul battitacco alla base delle portiere, e di lato all’altezza del montante anteriore.

Raffinato ed elegante l’accostamento dei colori rosso e oro: il rosso, colore simbolo della bandiera cinese, domina sulla carrozzeria dell’autovettura, mentre i dettagli dorati risaltano nella decorazione dei cerchi in lega da 15 pollici, sulla cornice della griglia frontale, sugli specchietti retrovisori e nelle rifiniture all’interno dell’abitacolo.

La vivacissima e appariscente Smart Dragon Edition è stata prodotta grazie alla collaborazione tra Smart e Brabus, che già in passato aveva realizzato una versione Limited Edition della Smart Electric Drive presentata al Salone di Ginevra 2011. L’annuncio ufficiale è trapelato sulla pagina ufficiale di Facebook lo scorso 26 giugno, ricevendo migliaia di condivisioni e apprezzamenti dal popolo del Social Network.

Attendiamo riscontri diretti dal mercato cinese che celebra l’anno del dragone con notevole classe, e con lo stesso auspicio di fortuna e profitto dettati dallo stesso zodiaco cinese.

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